Ivan Kap

Il corpo, specchio dellʼanima

Quadri onirici e surreali: elaborazioni fotografiche di Ivan Kap

Le mie opere prendono vita da sogni ad occhi aperti, da idee, concetti e pensieri che si trasformano in immagini oniriche e surreali attraverso un’elaborazione digitale di scatti fotografici.

Soggetto principale del mio processo creativo è il corpo umano, che viene smembrato e ricomposto, dando vita a immagini che evocano sogni, emozioni e concetti profondi.

Questo processo creativo rappresenta per me un gioco continuo tra finito e non finito, tra la realtà fisica e l’immaginazione sconfinata.

Le mie opere non sono semplici rappresentazioni, ma piuttosto esplorazioni introspettive che invitano l’osservatore a confrontarsi con la propria interiorità. Tracce di ricordi, pensieri, emozioni e suggestioni si intrecciano nelle mie creazioni, dando vita a nuovi paesaggi mentali che invitano a una riflessione interiore. 

Attraverso le mie immagini, invito a riflettere sulla propria percezione della realtà, a sognare e ad andare oltre i limiti del visibile.

L’ibrido, il corpo nuovo che racconta il mondo

Le molteplici parti che vanno a ri-comporre il soggetto interagiscono fra di loro, con gli oggetti che popolano il quadro e con lo sfondo, giocando con logica prospettica, andando a creare una nuova unità che comprende tutto, esternamente e internamente. 

“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.”

Alexandere Lowen

Prende forma un impasto fotografico tendente al pittorico che viene applicato alla sacralità del corpo/tempio/tempo, un incessante cammino da dentro a fuori da sé che porta a scoprire, per interiorizzare, tutto ciò che esiste al di là del confine della sua pelle. 

Lʼemozione, il pensiero, lʼinconscio, altresì, fuoriescono dal corpo e prendono molteplici forme, tangibli, creando un corpo/mondo che viene abitato e che abita. 


Leggi l’articolo >> Il corpo come apertura originaria


Il sogno e la sua rappresentazione

È una rappresentazione  onirica e surreale popolata da corpi privi di volto, spesso sostituito dalla testa di un manichino o da una forma inespressiva e neutra, sulla quale di volta in volta si possono immaginare gli stati dʼanimo suggeriti dal contesto e dallʼazione del corpo. È il corpo a parlare, ad avere voce e a raccontare.

Verrà percepita lʼemozione di quellʼistante, anche diversa a seconda dei casi e di chi osserva, perché il messaggio è fluido e può cambiare, grazie alla dialettica necessaria e stimolante fra l’immagine e chi la osserva. 

Oltre alle figure dall’espressione “neutra” i protagonisti dei miei quadri hanno teste di animali, di statue, di oggetti inanimati, acquisiscono una scintilla vitale. Oppure si perdono nello sfondo creando una continuità fra corpo e ambiente, in un movimento che completa o dissolve la fisicità del corpo stesso.

Queste figure ibride sono rappresentazioni emozionali; emozioni e concetti che acquisiscono un corpo, una fisicità propria, che diventano parte del corpo stesso o una sua propaggine. 

Si moltiplicano, si sostituiscono, si muovono e si trasformano in una nuova anatomia fisico-emotiva, andando a creare una rappresentazione che originariamente prendeva il nome di “Mito”.

“Il mito è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula secondo cui la vita si esprime quando fugge al di fuori dellʼinconscio.”

Thomas Mann

Il mito, uno strumento artistico di conoscenza

Come nella rappresentazione del Mito questo ibrido diventa uno strumento di comprensione del mondo, della natura e dellʼuomo stesso. 

Uno strumento di conoscenza e divulgazione raccontato in un linguaggio spontaneo, immediato, prelogico. 


Leggi l’articolo >>  Le origini del Mito


Quasi sempre nelle mie opere ricorre una contrapposizione fra gli elementi compositivi e i loro significati, così, in una sorta di contrappunto, convivono fra di loro fiori e mosche, nuvole e corvi, teschi e colombe, passeri e rami secchi, luce e ombra, così come nel nostro animo coabitano quelle molteplici e contrastanti pulsioni che fanno un ”essere umano”. 

C’è soltanto una cosa che vale nell’opera d’arte ed è quella che non si riesce a spiegare.

GEORGES BRAQUE

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Ivan KAP

Nato a Milano il 6 giugno 1972

Diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Monza nel 1991

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1991 al 1996

Partecipa alla mostra collettiva “PhotoMeetPoint” nel 2013 a Praga

Mostra personale alla galleria Zwolle, Milano 2015

Nel 2018 partecipa all’”International Ocean Art Festival” (IOAF) a Jeju, in Korea del sud

Lavora da libero professionista come grafico pubblicitario.

La notte dà libero sfogo alla sua indole creativa.