L’uomo primitivo non poteva ancora distinguere tra un mondo esterno, reale, concreto e un mondo interiore delle percezioni e dei sentimenti.
Il nostro remoto progenitore non concepiva ancora sé stesso come “io”, bensì come parte integrante e organica della natura. Egli stesso era natura, per lui tutto era uno.
In questo mondo senza confini, il mito nasceva come forma di conoscenza e comprensione.
Non concepiva separazione alcuna fra “io” e mondo. Per questa ragione le classi e le specie per lui si fondono e confondono in gruppi di partecipazione spirituale, emozionale e psichica, pur presentandosi al suo sguardo come cose diversissime, senza nulla di oggettivamente comune.
La natura era viva e consapevole, e l’uomo era parte di essa.
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Il mito, una narrazione che racconta l’origine del mondo
In seguito al bisogno primordiale di comprendere il mistero della vita nascono i miti. Nel fare questo diventano espressione artistica, in principio orale, che riflette la visione del mondo di un popolo.
La mente primitiva costituisce simbiosi per identità di “essenza”
Nel momento in cui “quest’uomo” si scopre come tale, che si riconosce come singolo organismo percepiente, si accorgerà del mondo e inizierà, con la sua mente prelogica, partecipativa e animistica, a popolare il mondo di spiriti.
Personificherà le varie forze naturali che lui stesso vede all’opera comincerà a creare una moltitudine di personaggi protagonisti di varie vicende.
I miti fornivano risposte a domande essenziali sull’esistenza del tutto, incarnando le forze della natura in figure divine.
Una forma d’arte, iI mito
Iniziò dunque a produrre conoscenza come sua arma migliore. Il Mito è stato appunto uno dei primi linguaggi, naturalmente orali, grazie al quale l’uomo ha potuto trasmettere alle generazioni future la propria conoscenza sulla natura e quindi sull’esistenza e sull’origine delle cose.
I miti sono diventati una forma di espressione artistica e culturale che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’uomo.
I miei lavori fotografici, manipolati digitalmente, esplorano il mondo interiore dell’uomo, creando figure ibride, “mitiche”, che si completano o si perdono col contesto. I corpi si uniscono con altre forme, naturali, animali o inanimate. Il risultato vuole essere la rappresentazione di un mondo onirico e atemporale, tendendo a una certa sacralità primordiale.



